“L’autismo è una non-malattia e come tale non si può curare. O meglio: possiamo prenderci cura degli autistici ma dall’autismo non si può guarire. E per farlo dobbiamo ricordarci che questo disturbo ha diverse e infinite manifestazioni. Si dice che Mozart, Einstein, Steve Jobs fossero autistici: personaggi dall’intelligenza tanto straordinaria quanto settoriale, perché questa particolare condizione genetica può portare a grandissima rigidità di pensiero, così come può anche associarsi a disabilità intellettive assolute. Tra i due casi limite le combinazioni sono infinite, ma nell’ambiente, nel contesto di vita di queste persone, possiamo fare la differenza perché l’ambiente scatena l’apprendimento. E come? Nello stesso modo in cui funziona un computer: se io ho un hardware potentissimo ma un software che non va, il computer non funziona, io non funziono. L’hardware è esattamente come il cervello, un sistema rigido che non puoi modificare più di tanto, mentre il software, la mente, sì. Ecco perché da un approccio “curativo” dobbiamo passare a un approccio psico-pedagogico educativo e abilitativo. Scavare la pietra con la goccia: è questo il sistema di apprendimento dell’autistico.

Brano tratto da un’intervista al prof. Lucio Moderato (1955- 2020) in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo del 2017

 

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